LO STUDIO DELLA POSSIBILE CORRELAZIONE TRA CCSVI e SM

Secondo l’ipotesi di una correlazione tra CCSVI e SM, le stenosi dei piccoli vasi venosi cerebrali e toraciche  potrebbero essere la causa iniziale delle placche sclerotiche, tipiche della sclerosi multipla. A sostegno di questa teoria concorre anche la presenza, anomala, di depositi di ferro intorno alle vene cerebrali e a livello encefalico e spinale. Uno studio pilota aperto di tipo osservazionale condotto in Italia, ha individuato una potenziale correlazione tra la CCSVI e la sclerosi multipla (SM). Tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla, testati in quello studio, mostravano problemi venosi dunque il professor paolo Zamboni e la sua equipe dell’università di Ferrara hanno proseguito gli studi con il sostegno dei finanziamenti giunti dalla regione Emilia Romagna, dalla Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla e dalla Fondazione Hilarescere. Sabato 18 novembre 2017 a New York il professor Zamboni ha presentato l’esito della ricerca sperimentale denominata Brave Dreams. Il trial Brave Dreams è stato “underpowered”, non ci sono stati dunque sufficienti reclutamenti. Sono state reclutate 150 persone nonostante l’intenzione di studiare un campione numericamente più vasto. Nonostante ciò si tratta di uno studio randomizzato di buona qualità in quanto il 97% dei pazienti ha completato il follow-up. L’angioplastica transluminale percutanea (PTA) venosa, approccio interventistico testato nel corso della sperimentazione, si è dimostrata essere un metodo sicuro anche se è stato in grado di riportare il range di normalità del flusso sanguigno solo nel 54% dei pazienti. L’intervento tuttavia non si è rivelato efficace nella risoluzione di sintomi manifestati già in precedenza (equilibrio, vista, etc). Più interessanti i risultati evidenziati dalle indagini strumentali effettuate in follow-up. La risonanza magnetica (MRI) di controllo ha di fatto evidenziato che la PTA, pur non incidendo in modo significativo sulle lesioni già esistenti, limita l’insorgenza di nuove lesioni. È stato infatti evidenziato che un numero significativo di soggetti (63%) non presentavano nuove lesioni dopo il trattamento; i soggetti del gruppo di controllo(shamgroup), che non avevano ricevuto l’intervento, presentavano nuove lesioni in numero maggiore. In conclusione la PTA venosa risulta sicura in termini di complicanze intra e post intervento ma non sufficiente per curare la CCSVI nella metà dei casi. È possibile, quindi, affermare chela CCSVI influenza la perfusione e l’assorbimento del liquido cerebrospinale (liquor) nel cervello, come un contributo inatteso alla neuroinfiammazione ed alla neurodegenerazione. Il trattamento con CCSVI mediante angioplastica venosa (PTA) è sicuro ma in gran parte inefficace. Ciò influenza i risultati dei pochi studi clinici con placebo disponibili e questo secondo gli autori dovrebbe essere ulteriormente analizzato e studiato. Se dovesse venire messo a disposizione uno stent venoso, potrebbe essere possibile migliorare ulteriormente l’attuale livello di efficacia del trattamento  dell’angioplastica venosa. Questa prima tappa della ricerca, insieme al progredire del sapere medico, ha condotto negli ultimi anni a riconoscere la Sclerosi Multipla come una patologia ad eziologia multifattoriale. Esistono dunque una serie di fattori di genesi diversa che, agendo sinergicamente, determinano l’insorgenza della malattia. La CCSVI potrebbe essere uno di questi fattori; altri studi hanno ipotizzato un asse di collegamento tra il Sistema Nervoso e il microbiota intestinale e, di conseguenza, il possibile impiego, in futuro di batteri in campo farmacologico conto le patologie degenerative del SNC. Fervida è, inoltre, la ricerca nell’ambito della rigenerazione cellulare attraverso le numerose scoperte riguardanti le cellule staminali da implementare per mezzo di ulteriori studi. Alla luce di queste scoperte, a breve, la nostra Associazione tenterà nuove strade promuovendo la costituzione della Fondazione Albero di KOS, con lo scopo di finanziare studi che aprano a nuovi percorsi di ricerca cercando di trovare il capo d’arrivo del sottile filo di Arianna che sembra percorrere la genesi della malattia.

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