In un sottogruppo di pazienti l’angioplastica potrebbe arrestare la formazione di nuove lesioni cerebrali. Ma bisogna vere le vene idonee.

Non funziona su tutti, i primi risultati dello studio Brave Dreams (Sogni Coraggiosi) lo avevano mostrato, ma alcune persone affette da sclerosi multipla potrebbero trarre beneficio dal ripristino del flusso sanguigno tramite un intervento di angioplastica sulle vene extracraniche. In particolare l’intervento potrebbe arrestare lo sviluppo di nuove lesioni cerebrali. Serve però avere la ‘vena idonea’.

È stato lo stesso Paolo Zamboni, professore ordinario di Chirurgia vascolare e direttore del Centro di Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara, padre degli attuali studi sul rapporto tra le vene extracraniche e la sclerosi multipla (in particolare sul ruolo dell’Insufficienza venosa cronica cerebrospinale – Ccsvi), a spiegare i nuovi risultati ottenuti rianalizzando i dati di Brave Dreams. Lo ha fatto venerdì alla New York Academy of Science, dove ha parlato dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Endovascular Therapy il 17 novembre.

“Il risultato di questa ricerca – mette in evidenza Zamboni – è a nostro avviso il risultato ideale di una sperimentazione clinica, specialmente in campo chirurgico. I dati sperimentali del primo studio indicano che l’intervento è sicuro, ma se viene eseguito a tappeto senza nessun criterio di selezione non porta vantaggio alcuno alle persone affette da sclerosi multipla. Il risultato del nuovo studio invece identifica un sottogruppo di pazienti che possono trarre vantaggi e benefici dall’intervento, e indica inoltre un serio percorso che un domani potrebbe essere tranquillamente seguito. Un percorso ideale – prosegue Zamboni – dovrebbe prevedere una selezione clinica da parte del neurologo per identificare i pazienti che possono essere studiati con ecoDoppler; quelli che presentano criteri idonei all’angioplastica con pallone potranno essere sottoposti all’intervento”.

Già nella prima pubblicazione dei risultati di Brave Dreams i ricercatori sempre guidati da Zamboni avevano notato che tra chi aveva effettuato l’angioplastica l’andamento delle lesioni cerebrali tipiche della sclerosi multipla e osservate con la risonanza magnetica effettuata con il mezzo di contrasto (il gadolinio) a 12 mesi era positivo con un +20% rispetto al gruppo di controllo. Si era notato, insomma, che alcuni pazienti non presentavano nuove lesioni dopo l’intervento, con effetti visibili soprattutto dal secondo semestre di controllo, (una specie di effetto ritardato, probabilmente per via del fatto che l’operazione incide anche sulla dinamica della barriera ematoencefalica).

In questo nuovo studio, realizzato in doppio cieco, il gruppo di Zamboni ha coinvolto un campione più ampio rispetto alle prime fasi della ricerca, integrando anche i pazienti con forma di sclerosi multipla secondariamente progressiva, e non soltanto quelli con la forma recidivante-remittente.

Sono stati usati criteri validati di analisi delle flebografie per suddividere i pazienti in due categorie: gli “idonei” e i “non idonei” all’intervento di angioplastica. Sono stati considerati idonei i tipi di vena su cui il pallone utilizzato nell’angiplastica per allargarle è in grado di ripristinare il flusso, mentre sono stati considerati non idonei quelli in cui il pallone non è in grado di dilatare e di migliorare il flusso. La distinzione è stata affidata a una commissione esterna, composta dal prof. Salvatore J. Sclafani (docente di Radiologia vascolare all’Università di Stato di New York) e dal prof. Carlo Setacci (past president della Società europea di chirurgia vascolare ed endovascolare), che ha rivisto indipendentemente i filmati delle procedure. Uno statistico indipendente ha incrociato i dati delle flebografie con quelle delle risonanze magnetiche cerebrali.

Il risultato è che i pazienti con tipi di vena idonea all’angioplastica con pallone hanno mostrato un’elevatissima probabilità di non sviluppare nuove lesioni o di espandere vecchie lesioni nel cervello a un anno dall’intervento. In particolare, il 79% dei pazienti con vene idonee all’intervento del pallone dilatatore non ha sviluppato nuove lesioni cerebrali. Viceversa, i pazienti con vene non idonee all’intervento del pallone, oppure quelli sottoposti a un finto intervento, sviluppavano molto più facilmente lesioni cerebrali viste dalla risonanza magnetica.

Il percorso dovrà essere eseguito in centri appositamente formati; la Regione Emilia-Romagna ha già finanziato la fase di preparazione per sei centri sul suolo nazionale: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e l’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna in Emilia-Romagna, Novara, Milano Besta, Ancona-Macerata e Catania sul suolo nazionale.

La sclerosi multipla è una malattia che colpisce circa 2,5-3 milioni di persone nel mondo, 600.000 in Europa e circa 122.000 in Italia, in particolare donne.
Fonte: https://www.estense.com