La riforma del Terzo Settore: Verso un nuovo modello associativo.

La riforma del Terzo Settore: Verso un nuovo modello associativo.

Quest’anno c’è una nuova scadenza per le associazioni coinvolte dalla Riforma del Terzo Settore. Entro il 2 agosto 2019 infatti le attuali associazioni di promozione sociale (APS), le ONLUS e le organizzazioni di volontariato (ODV) dovranno “rivedere i loro statuti” adeguandosi alle indicazioni previste per gli Enti del Terzo Settore.
Tra i vari adempimenti quello più rilevante è sicuramente quello relativo al rifacimento dello statuto, ma ciò che vorremmo farvi comprendere è che, con questa riforma voluta dal legislatore, sta cambiando la forma giuridica della nostra Associazione.

Cosa vuol dire forma giuridica? Vuol dire che cambierà tutto il sistema di regole dell’associazione, tutta la parte di gestione fiscale e amministrativa. Anche il nome per capirsi. Per rendere l’idea “rivedere lo statuto”, in questo caso, è come dire: “facciamo tutto nuovo, però il codice fiscale te lo faccio tenere perchè sono buono”. Dovremo, quindi, imparare a gestire una nuova associazione che avrà regole diverse.  E’ bene che tutti noi lo si sappia. Per chi vale la scadenza del 2 agosto?

Per tutti i coloro che hanno il certificato di iscrizione all’albo territoriale di riferimento. Questo termine vale per le attuali APS, ONLUS e OdV. Adeguando lo statuto entro il 2 agosto 2019 potranno iscriversi automaticamente al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Cosa succede una volta che si è modificato lo statuto?

La procedura per ottenere il certificato d’iscrizione al registro unico del terzo settore è lunga e tortuosa. Una volta approvata la modifica statutaria le associazioni coinvolte dovranno registrarsi presso il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). Come funziona il RUNTS ancora non è chiaro, così come non è chiara quale sarà la procedura per iscriversi. Al momento l’unica indicazione è che per le attuali APS ONLUS e OdV che modificano lo statuto entro il 2 agosto l’iscrizione dovrebbe avvenire in automatico.

Il 7 luglio quindi, nel corso dell’Assemblea straordinaria dei soci Che terremo alle ore 10:00 presso il centro Medinforma in via Montenegro, 181 a Merine di Lizzanello, tutti assieme decideremo il futuro Del nostro sodalizio. Abbiamo scelto di incontrarci in Puglia tra Merine di Lizzanello e Melpignano, ridente Borgo Del Salento, e celebre per ospitare il Concerto finale del Festival della Notte della Taranta, perché il 6 luglio abbiamo, proprio a Melpignano, convocato l’assemblea dei Soci pugliesi al fine di ridar corso alla realtà associativa anche in quella regione.

Il 6 luglio, infatti, saremo ospitati presso Palazzo Marchesale De Luca che rappresenta un efficace esempio di architettura trasformata nel tempo da esigenze di rappresentanza, di funzionalità e dalla disponibilità di risorse economiche. Edificato nel 1636, al posto di un castello quattrocentesco, del quale si possono ancora intravedere alcuni elementi, possiede pochi elementi per fare la differenza rispetto ai palazzi circostanti.
Vi attendiamo, dunque, numerosi in Salento!

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEI SOCI – 7 LUGLIO 2019

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEI SOCI – 7 LUGLIO 2019

 

Ai sensi dell’art.28 dello Statuto è convocata l’Assemblea straordinaria dei Soci in prima convocazione per le ore 00,01 di domenica 7 luglio 2019 (assemblea regolare se vi sono almeno la metà più uno degli aventi diritto ai sensi dell’art.29 dello statuto), in seconda convocazione alle ore 10,00 del 7 luglio 2019 (assemblea regolare a maggioranza dei presenti ai sensi dell’art.29 dello Statuto) presso  – il centro Medinforma in Via Montenegro 181 a Merine di Lizzanello (LE).

Con il seguente ordine del giorno:

  1. Comunicazioni del Presidente:
  • Approvazione statuto riformato in ottemperanza alla normativa sulla riforma del Terzo Settore
  • Costituzione Associazione Puglia
  • Stipula e firma convenzione con centri accreditati per l’utilizzo dell’ossigeno-ozonoterapia
  • Varie ed eventuali

La presente convocazione sarà affissa presso le sedi nazionali dell’Associazione, presso le sedi territoriali e pubblicata sul sito web dell’associazione. I soci possono consultare il sito associativo www.ccsvi-sm.org per informazioni sulle modalità di delega e su come raggiungere la sede in caso di difficoltà o scrivere a segreteria@ccsvi- sm.org per qualunque altra informazione di cui necessitassero.

 

Bologna, lì 10 giugno 2019

 

 

Pronti a tornare al Ministero della Salute per validare CCSVI nei LEA

Pronti a tornare al Ministero della Salute per validare CCSVI nei LEA

Si è concluso il 31 maggio nell’aula magna dell’ospedale di Cona, in provincia di Ferrara, il convegno internazionale sulle malattie neurovascolari dell’ISNVD (International Society Neurovascular Disease). A margine del convegno, poi, il professor Paolo Zamboni ha rilasciato questa intervista: 

L’Associazione ha partecipato a questo Congresso scientifico con i suoi Consiglieri Gualtiero Nicolini e Salvatore Dugo. Abbiamo, ancora una volta, ribadito l’intenzione dell’Associazione di portarsi nuovamente presso il Ministero della salute per validare nei LEA la CCSVI. Questa nostra volontà l’abbiamo formalizzata al professor Paolo Zamboni con una lettera indirizzata a tutte le Società scientifiche che si interessano di problematiche vascolari affinché ci forniscano documentazione scientifica di supporto prima di portarci al Ministero.

Nel frattempo, e nell’attesa che questi dati ci pervengano, l’Associazione procederà a dar corso al Progetto Verso Borgo Salus che, tra l’altro, prevede la istituzione di un Centro per la diagnostica di CCSVI poiché riteniamo che tale esame sia, a tutt’oggi, il punto cruciale del riconoscimento della CCSVI. Se, infatti, ancora oggi, in tutti gli studi pubblicati, la frequenza della diagnosi posta nei vari laboratori varia tra lo zero e il cinquanta per cento, è segno che la formazione degli operatori è men che buona. Ciò non deve sorprendere. Oltre 40 anni fa accadeva la stessa cosa per la valutazione della stenosi carotidea. Per la CCSVI, inoltre, altri due elementi aumentano la complessità della diagnosi. L’esame del sistema venoso è, in tutti i distretti, più difficile di quella arteriosa, dove l’elevato gradiente pressorio rende tutto più semplice rispetto ad un sistema a bassa pressione ed alta capacitanza. La seconda difficoltà è legata alle ancora modeste conoscenze sulla fisiopatologia del ritorno venoso cerebrale e della sua regolazione.

Cogliamo, infine, l’occasione per sottolineare come nell’arco di questi 10 anni la nostra Associazione ha dato spazio diverse volte al tema della priorità della ricerca, cercando di stimolare un dibattito che coinvolgesse in particolare cittadini e loro rappresentanze. Questi ultimi, quando interrogati, hanno sottolineato la necessità e la voglia di essere coinvolti nel dibattito e ancor più la necessità di far correre su un unico binario le priorità dei pazienti e quelle della ricerca.

Esaminando la nostra realtà è invece facile vedere che i binari corrono ancora saldamente paralleli. Vero è, infatti, che i cittadini e i pazienti sono ben lontani dalla stanza dei bottoni: raramente presenti nelle commissioni o gruppi di lavoro, quasi mai coinvolti nella valutazione della assegnazione dei fondi di ricerca, scarsamente rappresentati ed isolati nei comitati etici, ancora episodicamente coinvolti nella messa a punto dei protocolli di ricerca, purtroppo diverse volte compromessi negli ingranaggi sottili del mercato della salute.

Se vogliamo, alla luce di quanto detto, che informazioni più pertinenti diventino disponibili, è necessaria, come lucidamente affermava il professor Alessandro Liberati in un suo articolo sul Lancet, una nuova governance della strategia di ricerca. Non si può pretendere che i ricercatori, abbandonati a sé stessi Come si può evincere dalla video-intervista del Professor Paolo Zamboni sopra riportata, affrontino l’attuale squilibrio.

I ricercatori sono, spesso, intrappolati all’interno dei loro interessi – professionali e accademici – che li portano a competere per finanziamenti pubblici o dell’industria farmaceutica per fasi precoci di trial invece di diventare “campioni” di studi strategici, testa a testa e di fase III.Non sono i gruppi di pazienti a modificare il modello prevalente di ricerca: data la mancanza di meccanismi espliciti per la prioritizzazione della ricerca essi sono spesso dominati dagli esperti con interessi personali. Né il solo finanziamento pubblico riuscirebbe a risolvere il problema.» necessario sviluppare politiche nella fase di pre-approvazione dello sviluppo di un farmaco e questo processo necessita una stretta collaborazione con le aziende farmaceutiche e continui input degli organismi regolatori.

Ecco, quindi, l’idea di costituire una Fondazione Al fine di dar vita ad una realtà giuridica che si prefigga essenzialmente di cofinanziare la ricerca scientifica di base, libera e creativa.