Nicoletta Mantovani: l'operazione a pagamento all'estero? Mai. Sarebbe una fuga.

VANITY

14 luglio 2010   -   Fuma e sorride Nicoletta Mantovani: è lei che ha organizzato per noi questo bizzarro e illuminante incontro con alcuni giovani malati di sclerosi multipla che muoiono dalla voglia di fare le cavie, uniti dalla speranza di un progetto comune. Lei, la vedova di Pavarotti, è la più vecchia e ha appena 40 anni. Sono l'avamposto di quei circa 400 malati che sono pronti, in autunno, a una sperimentazione frutto della collaborazione tra Regione Emilia-Romagna, Università di Ferrara e Fondazione Hilarescere  per un «Trial randomizzato in doppio cieco»: metà avrà la terapia, metà no, nessuno saprà chi sì e chi no, così da disinnescare l'effetto placebo.

NICOLETTA 3.jpgNicoletta Mantovani non ha bisogno di presentazioni: in quanto vedova da tre anni di Luciano Pavarotti e malata ultra conosciuta, è suo malgrado la star del gruppo. A lei la sclerosi multipla è stata diagnosticata nel '94, ma stava male dal '90, quando aveva 17 anni e la prendevano per pazza: vedeva i pavimenti ora in salita, ora in discesa, le proponevano gli psicofarmaci. Quando ha saputo ha preso dosi massicce di cortisone, ha alternato momenti sì e momenti no. Poi suo marito ha iniziato a star male, senza speranza, lo stress è andato alle stelle, e così i sintomi. È arrivato l'interferone, e gli effetti collaterali. A un certo punto ha detto basta, ha sospeso le cure.

«Adesso ho 40 anni, con l'età la malattia peggiora, ho vertigini, enorme spossatezza, se bevo l'acqua mi va per traverso, altri sintomi si affacciano. L'ultimo pensiero della sera, e il primo del mattino - da 20 anni -, è muovere la gamba nel letto, per vedere se risponde, nessuno ti può garantire che da un giorno all'altro non ti capiti di non sentirla più.

Quasi un anno fa sono stata invitata, da assessore di Bologna, a un convegno della Fondazione Hilarescere. Augusto Zeppi mi ha chiesto: "Posso parlarle un attimo?". Sono rimasta folgorata da lui, poi anche dalla mia ecodoppler: la giugulare era ostruita, eccome. Avevo la Ccsvi. Adesso partecipo all'estrazione di un posto da cavia. Potrei fare l'operazione a pagamento all'estero? Mai. Sarebbe una fuga, sarebbe abbandonare la barca: io voglio fare quello che posso per il professor Zamboni,  un chirurgo noto nel mondo, responsabile del Centro per le malattie vascolari dell'Ospedale universitario di Ferrara,  e stare insieme agli altri ragazzi. Credo sia un nostro diritto essere operati in Italia, alla luce del sole. Ci battiamo per questo, bussiamo alle porte dei ministeri e delle istituzioni, chiediamo di essere ascoltati.

Ci facciamo forza. Qualcuno ne ha più bisogno: ci si sente soli, desolati, a volte si pensa che non si troverà l'amore. Io sono stata fortunata ad avere accanto Luciano, lo sentirò al mio fianco per sempre. Però la vita riserva sorprese, magari a un certo punto arriva qualcuno e capisci che prende te con tutto il pacchetto, malattia compresa». Questo Nicoletta Mantovani lo diceva per rincuorare Giacomo Vittori: ma parlava anche pudicamente di sé, perché un embrione di amore c'è, e si chiama Filippo Vernassa. Trentasei anni, organizzatore teatrale, «una persona straordinaria, intelligente, sensibile e con un grande cuore». Un anno fa Nicoletta Mantovani ci aveva detto che per capire il suo umore bisognava guardarle i capelli. Tormentata lei, tormentati i capelli. Oggi sono di un bel castano chiaro dorato. Naturale. Come lei.

 

L'articolo completo su Vanity Fair n.28/2010 in edicola da oggi.